Giogio Pagano
Nasce a Roma nel 1977 agli Incontri Internazionali d’Arte con l’opera “L’arte non ha limiti e nessun artista ne possiede la perfezione”. Presto si convince che “senza un ‘Giulio II’ nessun ‘Michelangelo’ avrà mai possibilità di far valere e vedere il proprio talento”. Da questa riflessione prendono corpo una serie di ricerche che lo porteranno ad attraversare diverse culture, filosofie e tradizioni popolari le quali troveranno immagini in svariate mostre tra le quali, forse la più emblematica, è quella all’Accademia di cultura islamica di Roma nel 1980, dal titolo Maometto e Nietzsche. Nel 1979 si convince che, per l’arte europea, ciò che può rappresentare il “Giulio II” sono gli “Stati Uniti d’Europa”. L’unica entità che, perseguita linguisticamente e culturalmente, potrebbe portare alla macroeconomia necessaria per opere di grande impatto. Da questa convinzione origina un’articolazione del proprio pensiero e della propria creatività che, non potendo prescindere dalla società italiana in declino nella quale opera, deve aprirsi a veicoli mediatici a minor rischio interpretativo: è il caso del saggio “Arte e critica dalla crisi del Concettualismo alla fondazione della cultura europea”, scritto tra il 1983 e l’88, pubblicato nel 1990 da Inonia ed. Roma; è il caso di vari testi ed articoli tra i quali, tanto per citarne uno relativo alle teorizzazioni artistiche degli anni ’80, “Transavanguardia, figlia della crisi o semplicemente della povertà di idee?” pubblicato su l’Avanti! il 23 marzo 1981. Presto si rende conto che anche questo non è sufficiente. La società è sempre più in declino e mostra sempre più assenza di “spina dorsale”. In balia di una classe dirigente, intellettuale, come anche artistica sempre più interessata al proprio “particulare”, epigona di epigoni, incapace di pensare innovazione e creatività a quelle altezze continentali necessarie alla società europea nel suo complesso. Decide quindi, nel 1989, di accogliere l’invito di Giordano Falzoni, artista dagli esordi surrealisti conosciuto alla Galleria di Fabio Sargentini, tra i fondatori della “Esperanto” Radikala Asocio di candidarsi al ruolo di Segretario di questa associazione costituente del “Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito”. Ruolo che a tutt’oggi gli è stato ininterrottamente confermato congressualmente e che è stato fondamentale per quella azione di scultura del pensiero collettivo del quale è stato teorizzatore. Intorno al 2004, trova opportuno cambiare il proprio nome in kadmo.eu (kadmo punto eu).