Mario Nanni
Mario Nanni nato a Castellina in Chianti (Siena) nel 1922, vive e lavora a Bologna. La sua poetica si delinea chiaramente negli anni Cinquanta, quando si rivela fra i protagonisti della stagione informale della pittura italiana. Di questi anni sono le prime esposizioni di rilievo, come la partecipazione a "14+2" a Bologna e la personale a Milano al Salone dell'Annunciata nel 1960 presentata da M. Calvesi. Con opere del periodo informale e post-informale sarà invitato, nel 1983, a "L'Informale in Italia" alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, mostra curata da R. Barilli e E Solmi, nella sezione 'Storica' e, curata da R. Daolio, nella sezione 'Sviluppo dell'Informale'. Nel 1963, è invitato alla mostra itinerante in Spagna "Giovani pittori italiani", curata E Arcangeli. Già in questi anni evidenzia i punti salienti della sua poetica, quell'attenzione ai temi dello spazio, della materia e del gesto, che lo porteranno presto a una particolare rielaborazione di alcune tematiche metafisiche e futuriste. Con lavori di questo periodo, nel 1962, partecipa a "Nuove prospettive della pittura italiana" al Museo Civico di Bologna. Nella metà degli anni Sessanta, realizza macchine tridimensionali dal sapore insieme ludico, costruttivo e ironico che saranno esposte, oltre che in mostre personali, alla "VII Biennale Internazionale del Mediterraneo" ad Alessandria d'Egitto nel 1968 e a Londra nel 1982 alla Hayward Gallery, nella mostra "Arte italiana 1960-1982". Nel corso del tempo si confronta con interventi ambientali in sintonia con le più interessanti esperienze di coinvolgimento spaziale; negli anni Sessanta realizza alla Galleria Apollinaire di Milano i Giochi del malessere che verrà riproposta: nel 1969 a San Benedetto del Trento nella mostra "Al di là della pittura" curata da G. Dorfles e F. Menna, nel 1982 a Lecco in "30 anni d'arte italiana: 1950-1980" e nel 1984 a Perugia in "Attraversamenti: linee della nuova arte contemporanea in Italia" a cura di M. Calvesi e M. Vescovo. Del 1970 sono gli interventi realizzati a Bologna per "Gennaio 70" a cura di R. Barilli, M. Calvesi e T. Trini e a Montepulciano per "Amore mio", a cura di A. Bonito Oliva. Il suo lavoro sul coinvolgimento spaziale è ampiamente documentato nel catalogo della Biennale di Venezia del 1976, nella sezione 'Ambiente', curata da E. Crispolti. Nel 1971-72, la sua ricerca sullo spazio-ambiente continua con il ciclo Geografie dell'attenzione che sarà esposto, fra l'altro, a Ferrara al Palazzo dei Diamanti, a Milano alla Rotonda della Besana nella mostra "Testuale" curata da L. Caramel e F. Caroli. Segue la serie Mitico computer, presente in varie personali, tra le quali quella alla Galleria d'Arte Moderna di Alessandria nel 1974 e nel 1978 a "Metafisica del quotidiano" alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna nella sezione 'Segno-labirinto', curata da M. Vescovo. Del 1978-79, sono le Segmentazioni, dove i segni-percorso, che prima invadevano lo spazio, tendono a rimarginarsi, a riassorbirsi su assi e tavole di legno in una concentrazione 'dispersa' in segni minimi. All'inizio degli anni Ottanta, le Stratificazioni, grandi pilastri su cui la pittura non si è posata ma affiora da un centro magmatico, segnano una nuova tappa nel lavoro dell'artista la cui ricerca tende, ancora una volta, a svolgere le possibilità tridimensionali della pittura. Queste vengono presentate in una sala personale alla Biennale di Venezia, nel 1984 e l'anno successivo, nell'antologica dedicatagli dalla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, presentata da F. Caroli. Gli ultimi lavori sono caratterizzati dalla ripresa dell'impegno più specificatamente pittorico con l'accento alle sue passate esperienze, ma nel ciclo odierno, attraverso alcuni segnali ben precisi, è indicata la sua distanza dal passato: i segni si sono fatti più ampi, quasi araldici e lo stesso fondo non è più dilagante, ma si chiude quasi a miniare una cornice, come se quei segni fossero posti in una ideale distanza: la distanza della riflessione e della razionalità. Ancora una volta rinuncia alla tavola, alla tela, e adotta fogli di materie plastiche e specchio crudi e stranianti, su cui lascia correre una pittura fatta tutta di gesti, di movenze corsive e improgettate e ancora di materie che pulsano della propria stessa vocazione genetica. Sono 'contenitori' che ci raccontano, in una 'tridimensionalità' sospesa e complessa, delle cose del mondo e dell'esistenzialità. Partecipa, inoltre, a: "Generazioni anni Venti" a cura di G. Di Genova (Rieti, 1981), Quadriennale d'Arte (Roma, 1986), "Rivivi la tua città" a cura di G. Bonomi (Perugia, 1987), "Aspetti dell'arte italiana dopo l'informale" a cura di C. Spadoni (linola (Bologna), 1988), Pinacoteca Civica di Pieve di Cento, curata da C. Cerritelli (Pieve di Cento (Ferrara), 1991) e allestisce sue antologiche a: Pinacoteca Civica di Modena (Modena,1994), curata da W. Guadagnini, Stanze. Il segno della materia nello spazio alla Loggetta Lombardesca (Ravenna, 1997) alla Rocca dei Bentivoglio (Bazzane (Bologna), 1997), curata da S. Pegoraro. Ha esposto anche a Vienna, Lubiana, Zagabria, Madrid, Kharcov, Alessandria d'Egitto, Barcellona, Parigi, Tokio, Londra, Tolosa, San Paolo del Brasile, New York. Nel 1996 partecipa alla mostra "Della leggerezza. Dipinti, sculture, installazioni", curata da N. Micieli. Nel 1997 è invitato alla Triennale di Bologna, "Linee della ricerca artistica, 1965-1995. Bologna", curata da R. Pasini e partecipa alla mostra "Universarte" realizzata nel complesso monumentale di San Giovanni in Monte e curata da V. Coen e V. Dehò. Nel 1998 partecipa alla mostra "Paesaggio del non luogo", curata da N. Micieli e allestita presso le Logge di Palazzo Pretorio (Volterra). L'anno seguente, nel 1999, prende parte alla mostra allestita presso l'Aula Magna Santa Lucia dell'Università degli Studi di Bologna, "Sei pale d'altare", a cura di V. Coen. Il 15 aprile 2000, gli viene assegnato il Premio Internazionale G. Marconi per la pittura; in tale occasione realizza una grande installazione documentata in catalogo con testo di C. Cerritelli. Nel maggio 2000, realizza una scultura di sette metri per la Fondazione Martani (Ca' la Ghironda). Contemporaneamente, pubblica un libro (Advento edizioni) nel quale raccoglie fotografie, scattate durante questa realizzazione, che testimoniano il processo creativo che dal progetto porta alla scultura.Queste sono accompagnate da testi critici sulla sua opera di scultore di C. Cerritelli e L. Miretti. Si sono interessati della sua opera con saggi, testi in catalogo e note critiche su volumi di storia dell'arte anche: G.M. Accame, A. Baccilieri, R. Barilli, P. Sellasi, B. Buscaroli, G. Beringheli, A. Bonito Oliva, G. Bonomi, R. Bossaglia, C. Calabrese, M. Calvesi, L. Caramel, F. Caroli, A. F. Carezzi, T. Carpentieri, S. Ceccato, G. Celli, C. Cerritelli, V. Coen, E. Crispolti, B. D'Amore, R. Daolio, V. Dehò, A. Del Guercio, G. Di Genova, A. Emiliani, S. Evangelisti, A. Faeti, V. Fagone, O. Ferrari, E. Pezzi, W. Guadagnini, F. Gualdoni, L. Lambertini, G. Marchiori, L. V. Masini, L. Miretti, M. Miretti, L. Nanni Menetti, R. Pasini, M. Pasquali, S. Pegoraro, M. Pezzati, P. Restany, G. Ruggeri, S. Sandri, P. Serra Zanetti, C. Spadoni, T. Trini, A. Tugnoli, M. Varga, M. Venturoli, M. Vescovo.