Gastone Biggi
Nasce a Roma nel 1925. Dopo aver conseguito il diploma di Liceo artistico nel 1945 inizia a dipingere, pur coltivando contemporaneamente interessi musicali. Nel 1949 espone in una prima personale svoltasi a Roma nella Galleria Fiorani. Soggiorna a Parigi (1951), Zurigo, Basilea; crede fermamente nella validità sociale dell’arte e nella sua valenza politica; si avvicina quindi al gruppo Portonaccio (1953) e disegna (1959) per la testata “Mondo operaio”. Si lega al “Gruppo 56” e fonda con Frascà, Pace, Santoro il “Gruppo 1” (1962-1963), che lascia nel 1965. Negli anni seguenti si concentra sempre più sulle ricerche legate alla psicologia della forma e alla sua percezione visiva. Dopo un soggiorno negli Stati Uniti dipinge il ciclo Suite americana (1989-1990). Tra le principali presenze: Quadriennale di Roma, Rassegna della Grafica Italiana in Venezuela (Museo di Ciudad Bolivar e al Palacio de la Industrias Sabana Grande); mostra “Roma Anni 60: al di là della pittura” Roma, Palazzo delle Esposizioni (1990-1991); l’antologica a Nemi, Palazzo Ruspoli (1988) e l’altra, “Autoritratto 1947-1988 antologica di Gastone Biggi” a Como, Palazzo Ducale (1999). Superata una prima fase d’interpretazione realistica della pittura, si svincola dai tradizionali canoni del linguaggio figurativo per adottare un lessico articolato attorno alle evoluzioni armoniche del segno (Tempo sospeso, 1961; Continui, 1962), alle sue ritmiche variazioni dal puntiforme allo sferico, alla geometrica disposizione spaziale di punti situati in rigorosa cadenza (serie dei Ritmi, 1977; dei Cieli, 1982). Attivo nel campo delle correnti dell’Informale se ne distacca per avvicinarsi all’“Arte ottica” e “Programmata” (quest’ultima identificata nella terminologia da Bruno Munari in rapporto a una mostra, svoltasi sotto il patrocinio della Olivetti, che riuniva opere a priori definite in particolari strutture finalizzate a produrre un determinato effetto percettivo sullo spettatore). Biggi visualizza i fenomeni della percezione secondo i canoni della “Gestaltpsycologie” (psicologia della forma). Razionalizza il processo creativo, volge un totale interesse alle manifestazioni artistiche che pongono in discussione il concetto di opera come immagine da guardare in modo passivo, in una ricerca implicante l’attiva partecipazione dello spettatore. L’indagine verte attorno alle sollecitazioni ottiche e sensoriali, le correlazioni semantiche tra i particolari contenuti segnici e i valori cromatici, fino alle peculiari relazioni significanti tra i diversi elementi della figurazione. Si spegne a Tordenaso (Parma) il 29 settembre 2014 all'età di 89 anni.