Marco Lodola
Marco Lodola nasce a Dorno (Pavia) nel 1955. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Milano, e conclude gli studi discutendo una tesi sui Fauves, che con Matisse saranno un punto di riferimento per il suo lavoro, come anche Fortunato Depero ed il Beato Angelico. Nei primi anni ’80 inizia ad esporre alla galleria Diagramma di Luciano Inga Pin a Milano ed è tra i fondatori del nuovo Futurismo, movimento artistico che ha avuto come maggior esponente teorico Renato Barilli. Lodola si distingue per la capacità di mescolare l’arte con altre discipline: letteratura, musica, cinema e design. Nelle prime opere su tela anticipa nei soggetti e nelle forme lo sviluppo del suo lavoro su materiali plastici (perspex) che sagoma, ritaglia e colora con una tecnica personale utilizzando tinte acriliche. Successivamente la ricerca lo porta ad inserire fisicamente la luce nei suoi lavori e nascono le sculture luminose; il soggetto costante nel corso degli anni è quello della danza e delle ballerine dei musical, ma Lodola non esita a raffigurare automobili, rockstar, moto da corsa, sportivi e tutto quanto esprima energia e movimento. Nel 1994 è uno dei primi artisti europei ad esporre su invito della Repubblica Cinese nei locali degli ex archivi della città imperiale di Pechino; partecipa alla XII Quadriennale di Roma (1995) e alla VI Biennale della Scultura di Montecarlo mentre nel 1996 espone a Miami e New York. Nel 1999 disegna la collezione «Tazzine ballerine» per Illy. Nel 2000 Lodola, da sempre legato al tema della danza, è stato incaricato dal Teatro Massimo di Palermo di realizzare Gli avidi lumi, quattro totem luminosi alti sei metri, raffiguranti episodi significativi delle nove opere in cartellone. Le sculture rimarranno collocate nelle maggiori piazze cittadine, come è già avvenuto a Montecarlo, Riccione, Faenza, Bologna, Paestum, al Castello Visconteo di Pavia, San Paolo del Brasile e Cagliari. Le sue opere sono oggi presenti in tutto il mondo, ed ha realizzato diverse scenografie per film, trasmissioni, concerti ed eventi di vario genere, dalla moda al teatro, dalle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 alla facciata dell'Ariston per il festival di Sanremo 2008. La poliedricità è un tratto caratteristico dell'arte di Lodola, lo dimostra anche il gran numero e la varietà dei rapporti di collaborazione che figurano nel suo ricco curriculum. Note sono le sue collaborazioni, in campo musicale, con Max Pezzali, i Timoria e Omar Pedrini. Nel 2009 ha allestito a Milano, in piazza del Duomo, il Rock’n’Music Planet, primo museo del rock d’Europa, con venticinque sculture che rappresentano altrettanti miti della musica contemporanea. Sue sono anche le illustrazioni di copertine di romanzi di Marco Lodoli e Claudio Apone. Ha allestito la scenografia per delle puntate di XFACTOR, per il film “Ti presento un amico” di Carlo Vanzina, con Raul Bova e “Maschi contro Femmine” di Fausto Brizzi. Ha rivisitato il logo per il traforo del Montebianco. Ha disegnato l’immagine del manifesto di Umbria Jazz 2010, ha partecipato all’Expo Internazionale di Shangai ed ha realizzato una scultura-icona per il gruppo Hotel Hilton. Ha esposto nel 2010 al Padiglione Italia della 53ª Biennale di Venezia un'installazione luminosa, omaggio al teatro di Fortunato Depero, intitolata "Balletto Plastico-Hangar", per la quale in occasione della presentazione al pubblico ha avuto luogo una performance sonora di Andy dei Bluvertigo e di Syria. Nel 2011 ha collaborato con Citroen per un’installazione nel centro di Milano dal nome “Citroen Full Electric”, realizza una serie di sculture per i 25 anni della casa di moda Giuliano Fujiwara e le scenografie per la sfilata autunno inverno 2012 uomo di Vivienne Westwood. Per la 54° edizione della Biennale di Venezia l’artista ha presentato il progetto site specific dal titolo Ca’ Lodola, una mostra curata da Vittorio Sgarbi, “rivestendo” la Cà d’Oro di luce, riallacciandosi al progetto originario che la voleva interamente rivestita di una rifinitura in oro: si affacciano dalle celebri logge del palazzo le sculture luminose dell’artista: coppie danzanti, abbracciate, felici, spensierate. Silhouette ritagliate da un immaginario pop e fumettistico, creature di un mondo festoso fatto di luci e colori care al repertorio dell’artista “ elettricista”, come Lodola ama definirsi.