Giorgio Laveri nasce a Savona. Dopo gli studi di formazione professionale sulla regia televisiva, dal 1974 inizia a dedicarsi al cinema e al teatro. Nel corso della sua carriera firma 52 pièce teatrali e 23 film a soggetto, collaborando inoltre con la televisione Svizzera.

Dalla fine degli anni ‘70 inizia a traslare la sua esperienza cinematografica nel campo della sperimentazione artistica approdando così alla scultura e sodalizzando con la ceramica e con le vicine manifatture di Albisola, luogo la cui nobile tradizione artistica è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Nel 1993 fonda con l’amico e artista Patrick Moya il Movimento Artistico del Mediterraneo volto alla promozione dell’arte ceramica e negli anni successivi lavora alla stesura definitiva del Primo Manifesto della Ceramica Mediterranea.

Nel corso della sua lunga carriera ha realizzato oltre un centinaio di eventi, presentando il suo lavoro oltre che in Italia anche all’estero in gallerie private e importanti spazi pubblici e musei: dal Complesso Monumentale del Pramàr di Savona allo Château-Musée Renoir a Cagnes sur Mer e al Palais de la Méditerranée a Nizza in Francia, da Montecarlo alla Florida, da Hong Kong alla Corea. Per oltre quindici anni ha partecipato a quasi tutte le principali fiere di settore in Italia e all’estero.

Nel corso della sua carriera ha ottenuto importanti riconoscimenti in campo artistico, tra cui si segnala il conferimento del Premio alla Carriera nel 2016 da parte della Nobile Contrada del Nicchio e dell’Associazione Arte Vasai di Siena.

Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche in tutto il mondo. Vive e lavora a Savona.

Nelle opere di Laveri emergono tanto il lato ironico e ingegnoso quanto la perizia progettuale dell’artista, rivelando al contempo il percorso creativo che dalla funzione porta alla creazione, poi alla decorazione e infine all’emozione. Le sue sculture rileggono la nobile arte della ceramica in chiave giocosa e pop, offrendo ironiche e irriverenti “gigantografie del quotidiano”.

 

Soggetto prediletto dell’immaginario di Laveri è la realtà di tutti i giorni declinata in soggetti volutamente fuori scala. Rossetti, ciliegie, mollette, penne stilografiche, macchine fotografiche, temperini… carri armati.

Espliciti i riferimenti all’arte del XX secolo. Le opere si pongono tra la poetica del ready-made duchampiano e la Pop Art americana, entrambe sintetizzate in opere di ceramica che divengono esempio dell’altissimo artigianato italiano.

La celebrazione critica del consumismo di Laveri passa attraverso le immagini e i titoli delle sue opere: l’ironia e il desiderio di una riflessione coinvolgono attivamente l’osservatore che, catturato dalla lucentezza delle superfici, si trova intrappolato tra l’immaginazione e una riflessione questa volta interiore.

 

Tra le creazioni più emblematiche della produzione “gigantista” dell’artista non si può non citare la serie Una tira l’altra, scandita da maxi ciliegie carnose da mangiare con gli occhi, o ancora quella dei Truka, composta da iconici rossetti formato extra-large, fino alle coloratissime Mollywood, mollette da bucato iper-colorate che rileggono il reale in chiave ludica, simili a istantanee ispirate a una (stra)ordinaria quotidianità. O ancora le gigantesche Styló, penne stilografiche d’ispirazione cartoonist.

Queste ceramiche al terzo fuoco, dentro, sono piene di segreti, di racconti, di ricordi personali e di simbologie condivise, nonostante l’apparente patina glam in superficie: Truka è fascino, seduzione, icona della bellezza, certo. Però è anche maschera, finzione, paura di mostrare il proprio vero volto.

Prezzo:
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