Jean Leppien nasce a Lunebourg, in Germania, nel 1910; nella sua lunga carriera è stato pittore, litografo e illustratore e inizia a disegnare e dipingere all’età di 16 anni, la prima opera astratta è nel 1927. Nel 1929 è allievo di Kandinsky, Albers e Klee alla Bauhaus di Dessau. A Berlino nel 1931-32 lavora con Moholy-Nagy ed impara la fotografia alla Scuola Itten.

All’arrivo del nazismo al potere scappa dalla Germania e si stabilisce a Parigi (1933). Vive di espedienti. Nel ’39 Leppien, assetato di libertà e per attaccamento al suo paese d’adozione, si arruola nella Legione Straniera. Smobilitato vive per un certo periodo in clandestinità (Roquebrune in Costa Azzurra) poi aderisce alla Resistenza. Arrestato, deportato, liberato dagli alleati, ritrova la moglie a Parigi, lei stessa sopravvissuta ad Auschwitz. La pittura era stata abbandonata, Leppien la riprende nel 1946. E lo stesso anno espone al primo Salone delle Rèalitès Nouvelles e diventa membro del comitato. Sarà attento alla presentazione del movimento costruttivista in cui esporrà fino alla fine. E’ naturalizzato francese nel ’53.

La sua vita d’artista è costellata di mostre collettive e personali, la prima a Parigi nel ’49, l’ultima nel 2005 al Castello-Museo di Cagnes-sur-mer in Costa Azzurra. Da notare anche un’importante retrospettiva nel ’97 a Parigi alla Galleria Lahumière. In continuità con il Bauhaus Lappien si applica all’analisi dei colori, delle forme geometriche e delle loro reciproche corrispondenze. Fedele all’astrazione delle origini, Leppien non si assoggetta però mai ad un’appartenenza limitativa. Affettuoso, amichevole, amante del riso, nostalgico, rigoroso, questa la testimonianza degli amici che lo hanno conosciuto.

Si spegne a Parigi nel 1991.

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